Noi e i ROM a Selargius – Doposcuola e non solo – A scuola con Ceferino

A SCUOLA CON CEFERINO

Cagliari 01/02/2022

Mi chiamo Lucia Mallus, sono un’insegnante di lettere della scuola media e, da dieci anni a questa parte, nelle mie classi ho sempre avuto alunni della comunità rom del campo (Pitz’e Pranu) di Selargius.

Davanti ai silenzi e alla diffidenza di questi ragazzi, che non riuscivo a comprendere, mi sono resa conto di dover dilatare il cuore e renderlo capace di accogliere tutti nella loro diversità, nei loro limiti e miserie.

Ultimi tra gli ultimi, gli alunni rom vengono malvolentieri a scuola, difficile per loro l’integrazione, mal sopportati dai compagni e dalle loro famiglie.

Non conoscevo nulla del loro mondo ma, un poco alla volta, puntando sul rapporto personale e provando a fare dei collegamenti tra le mie lezioni di storia e frammenti della storia del loro popolo, soprattutto in riferimento all’olocausto, qualcosa ha cominciato a sciogliersi.

È stato un cammino lungo, irto di ostacoli e diffidenze, ma anche di costruzione di rapporti, visite al campo. Coglievo ogni occasione per dimostrare loro che c’ero. Piano piano ho conquistato la loro fiducia e quella delle famiglie ma non comprendevo il perché del loro semianalfabetismo all’ingresso in prima media, percorso spesso interrotto dall’abbandono scolastico.

E ho capito che nell’intervento didattico nei loro confronti non si teneva mai conto del fatto che loro sono “stranieri”, parlano e sognano in un’altra lingua. Non frequentano nessuno al di fuori del campo, all’interno del quale la comunicazione non è mai in italiano e la maggior parte degli adulti sono analfabeti.

La svolta c’è stata quando ho incontrato p. Stefano Messina omi, missionario Oblato di Maria Immacolata, responsabile dell’ufficio Migrantes della Diocesi di Cagliari e Coordinatore per la Sardegna, ufficio che agisce in piena sintonia con la Fondazione Migrantes della CEI, e, nell’anno scolastico 2017/18, abbiamo dato inizio al doposcuola, perché solo una scuola capace di farsi carico di chi è più in difficoltà è una scuola di eccellenza.

A lungo ci siamo confrontati, abbiamo cercato di capire e di raccogliere dati relativi al territorio, col chiaro intento di trovare la strada giusta per sporcarci le mani e con l’idea forte che nessuno sfiorasse la nostra vita invano.

Abbiamo contattato i servizi sociali, altre associazioni, le dirigenze scolastiche e giovani disposti a mettersi in gioco, perché, da subito, è stato chiaro che avremmo potuto ottenere qualche risultato solo lavorando in rete con le istituzioni.

Dopo avere messo insieme dati e bisogni, p.Stefano, attraverso l’Ufficio Migrantes, ha costruito un progetto strutturato che mettesse in evidenza gli obiettivi specifici, cognitivi e sociali, da perseguire. Progetto che è stato presentato alla Fondazione Migrantes e che ha ottenuto un finanziamento.

In questo modo non solo si è potuto provvedere alle spese vive per il materiale didattico, implementato in parte dalla coordinatrice del corso ma, soprattutto, si è potuto provvedere al rimborso spese, in termini di carburante, delle famiglie rom che, a quel punto, non si sono potute sottrarre alle proprie responsabilità genitoriali, accompagnando i bambini al doposcuola. In questo rimborso spese si è potuto tener conto anche dei volontari, all’inizio un piccolissimo gruppo, che si sono prestati al supporto educativo.

È nato così il doposcuola “A scuola con Ceferino” , dal nome del primo beato rom Ceferino Giménez Malla.

Dopo i primi due anni, in cui abbiamo usufruito della disponibilità dei locali della scuola elementare, la mia Dirigente ha messo a disposizione i locali della scuola media, chiedendoci di allargare l’iniziativa anche ai nostri alunni della secondaria.

Questo si è reso possibile perché la scuola, il pomeriggio, ospita il CPIA che si occupa dell’insegnamento degli adulti. Tanti genitori rom hanno potuto conoscere questa realtà e, alcuni di loro, si sono iscritti ai corsi di alfabetizzazione per stranieri, conseguendo la licenza media.

Quattro ore settimanali di lavoro individualizzato e finalizzato al recupero delle competenze di base di una ventina di bimbi delle elementari e delle medie, nel tentativo di ridurre, almeno in parte, le differenze con gli altri alunni.

Un lavoro in rete, come già detto, in cui dialogo, confronto e conoscenza reciproca hanno creato ponti tra noi, le istituzioni e le famiglie del campo.

L’ultimo anno, attraverso un appello sui social, siamo riusciti ad organizzare un folto gruppo di volontari ma il lockdown ha interrotto tutto, il doposcuola ma anche le lezioni curricolari in presenza, introducendo la DAD (Didattica a Distanza).

Per gli alunni rom, sia della scuola media che delle elementari, era fondamentale non interrompere quel filo che, faticosamente, stava trasformando il diritto all’istruzione nella normalità.

Anch’io, nell’emergenza, come insegnante, mi sono dovuta inventare, così come tutti, una didattica che non mi apparteneva e che sostituisse, almeno in parte, le lezioni in presenza.

Ho avuto chiaro fin da subito che dovevo puntare al rapporto personale con ciascuno.

L’unico scopo era non lasciare indietro nessuno.

Come fare con i ragazzi rom?

Due di loro, miei alunni, frequentavano la terza media e c’era un esame da affrontare.

La dirigente premeva perché non mi occupassi solo dei miei alunni ma supportassi i colleghi nel non abbandonare questi ragazzi così fragili e, spesso, invisibili e, ora, più spaventati.

Mi sono ritrovata dentro una rete di collaborazione ancora più stretta, tra i miei colleghi, i colleghi della primaria, i servizi sociali e le famiglie del campo, per riuscire a non perdere i contatti con loro. Ho cominciato a chiamare le famiglie personalmente e, seppur con fatica, tanti ragazzi hanno cominciato a partecipare online. Potevano contare solo sul cellulare perché il timore del contagio era così grande che non uscivano dal campo per ritirare i tablet che la scuola metteva a disposizione. I loro compiti arrivavano sotto forma di foto e di messaggi privati.

Il problema grande si è posto per la presentazione dell’elaborato finale per l’esame e, soprattutto per una ragazzina, è stata necessaria una lunga mediazione con la madre.

La dirigente ha messo a disposizione uno spazio e gli strumenti necessari, all’interno della scuola, per il collegamento online con la commissione d’esame.

Tutti gli alunni dovevano inviare in anticipo i loro elaborati ma i ragazzi del campo non avevano mezzi e competenze per poterlo fare.

Abbiamo trasformato in file le foto dei loro fogli scritti a mano, che mi inviavano e, due di loro, che hanno presentato la storia del popolo Rom, per la prima volta hanno dato l’esame di terza media insieme ai loro compagni, senza nessuna ripetenza.

Il doposcuola è stato portato avanti per quattro anni e poi bruscamente interrotto, purtroppo, dalla pandemia.

Recentemente, la mia dirigente scolastica, prof.ssa Patrizia Fiori, ha presentato il progetto del doposcuola “A scuola con Ceferino” nella tesi finale del “Master Universitario di I Livello in Organizzazione e gestione delle Istituzioni scolastiche in contesti multiculturali”, da lei frequentato presso l’Alma Mater Studiorum dell’Università di Bologna, sollevando grande attenzione.

Il progetto viene presentato come esempio di supporto ed inclusione possibile all’interno di una scuola capace “di offrire a ciascun minore le stesse opportunità di successo, garantendo sia il diritto all’uguaglianza che il diritto alla diversità, sia pari opportunità che personalizzazione dei percorsi”.

Mi chiamo Renato Pierpaoli e sono il marito.

Quando per la prima volta Lucia mi parlò dei suoi alunni Rom fu in riferimento al fatto che non avessero i libri per studiare, al che le risposi che non era vero visto che il Comune dava loro i contributi e questo lo sapevo bene perché ero proprio io a darglieli come dipendente di banca.

Vuoi per questo piccolo episodio, ma soprattutto per l’amicizia in comune di una persona già attiva all’interno del campo rom, venni anch’io coinvolto, seppure come spettatore, in questa nuova realtà.

È stato un percorso lento che ha stimolato la mia coscienza e la mia curiosità ma che ha cambiato il mio atteggiamento verso di loro.

Quando poi p. Stefano è venuto a Cagliari e scoprii che proprio a lui veniva affidata la responsabilità dell’ufficio Migrantes, pensai di dare la mia disponibilità anche perché sentivo sempre più impellente la necessità di fare qualcosa per chi, disperato, per diverse strade, arriva da noi in Italia.

Oltre alla nostra professione, da parecchi anni ci occupiamo di teatro.

Spesso la “parola agìta” scuote le coscienze e la sensibilità di chi assiste, più di qualunque discorso.

È con questa convinzione che abbiamo scritto e portato in scena lo spettacolo Una voce oltre l’impossibile, ispirato alla storia di Anina Ciuciu, una giovane rom scappata dalla Romania e finita insieme alla sua famiglia al Casilino 900 di Roma, ma che poi è riuscita ad arrivare in Francia dove la sua vita è cambiata radicalmente, tanto che oggi si è laureata in giurisprudenza alla Sorbona.

Leggendo la sua autobiografia ci è nato in cuore il desiderio di portare in scena, partendo da questa storia, un discorso di speranza che passa attraverso la conoscenza e il dialogo tra culture diverse.
Nello spettacolo si mettono a confronto le due mentalità, quella rom e quella gagè, come ci chiamano i Rom, per arrivare, attraverso l’aiuto della storia di Anina, strumento e pretesto, all’incontro e all’intersecazione delle due posizioni differenti.

Questa storia è una sfida, non solo per noi gagè, che avremmo modo di conoscere un mondo che non capiamo, ma anche per la comunità Rom, costretta anch’essa a confrontarsi con una di loro, che non si è rassegnata alle logiche del campo ma ha sperato invece in una vita migliore e, per di più appunto, sogna di diventare magistrato.

Quando questa emergenza finirà, porteremo lo spettacolo nelle scuole, proprio perché ci rendiamo conto che solo la conoscenza reciproca può aiutare a stemperare i troppi stereotipi che stanno ammorbando la nostra società e il nostro comune pensare.

Lucia e Renato Pierpaoli

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