MONSIGNOR MIGLIO: VERSO UNA CULTURA DELL’INCONTRO

A venticinque anni dalla sua nomina a vescovo e cinquanta dalla sua ordinazione sacerdotale, monsignor Arrigo Miglio si trova ad affrontare la grande sfida di un fenomeno migratorio senza precedenti. Il suo pensiero è volto a implementare le iniziative di accoglienza e integrazione finora svolte dalla diocesi, affidando all’ufficio Migrantes il compito di creare una sinergia per la formazione di una “cultura dell’incontro”.

L’ufficio per la pastorale dei migranti e degli itineranti della diocesi di Cagliari nasce sotto la guida di monsignor Arrigo Miglio. La sua spiritualità, la sua visione dei fenomeni migratori e dei problemi sociali connessi, la politica di accoglienza portata avanti dal suo pensiero rappresentano, per qualsiasi operatore del campo, un patrimonio irrinunciabile all’accrescimento della propria umanità e professionalità. Le linee direttrici del suo pensiero in materia di migrazioni erano chiare già tre mesi dopo la sua elezione a vescovo di Cagliari, riassunte in una dichiarazione inclusa nel discorso inaugurale del “Migramed Meeting” di maggio del 2012: “facilitare la cittadinanza italiana ai figli degli immigrati nati in Italia e completare l’adeguamento legislativo per quanto riguarda sia i richiedenti asilo, sia gli immigrati in generale, nella prospettiva della crescita del Paese, alla quale contribuiscono in modo significativo anche gli immigrati”.

Monsignor Miglio, in concomitanza con il venticinquesimo anniversario dalla sua elezione episcopale e il cinquantesimo di sacerdozio, si trova ad affrontare la grande sfida di un fenomeno migratorio senza precedenti. Un fenomeno che “ha tutta l’aria di essere di lunga durata in quanto rappresenta una svolta per l’umanità”. Quale direzione prenderà questa svolta sarà determinante per il futuro di ciascuno di noi.

Del carisma di Miglio si apprezzano la competenza e l’approccio del biblista nella lungimiranza e profondità delle tematiche affrontate, ma anche la capacità di dare l’esempio, entrare nella concretezza delle decisioni immediate. Proverbiali sono stati gli incontri organizzati con i migranti o l’istituzione della banca dati delle disponibilità o ancora, l’esortazione ai sacerdoti della diocesi a mettere a disposizione almeno cinque posti per l’accoglienza. Con monsignor Miglio, la chiesa ha fatto sentire il peso della propria presenza istituzionale facendosi partecipe delle trasformazioni che derivano dagli esodi di questi decenni, non solo dal punto di vista dell’accompagnamento spirituale, ma anche da quello di un vero e proprio inserimento nel tessuto sociale e lavorativo.

La missione che monsignor Miglio affida all’ufficio Migrantes è quella di mettere in rete le comunità parrocchiali del territorio, le associazioni, le istituzioni, i movimenti e unire le forze nel tentativo di creare una cultura dell’incontro. Una cultura che può nascere solo se impareremo a resistere alla tentazione di inquadrare i nuovi arrivati come “clandestini”, “stranieri”, “loro” in opposizione e in competizione con “noi” residenti.

Ma la sollecitudine di Monsignor Miglio si rivolge anche agli “emigranti italiani”. La mobilità verso l’estero è aumentata nell’ultimo anno del 53 per cento e si registrano partenze non solo dalla Sardegna, ma anche dalle ricche regioni della Lombardia e del Veneto”. Lo zelo del vescovo nei confronti dei nostri espatriati si è reso particolarmente evidente nelle visite pastorali alle comunità italiane all’estero di don Alessio Secci a Liegi e di don Antonio Serra a Londra: “missioni di frontiera dove i nostri si spendono in modo diligente nell’evangelizzazione e nell’impegno sociale e culturale”. Queste visite pastorali (in seguito alle quali il vescovo ha confermato i sacerdoti nei rispettivi incarichi), hanno impresso in maniera emblematica il commovente ricordo della grande umanità, che è per Miglio come una firma, posta a margine della sua intera opera pastorale.

P. Stefano Messina OMI

Direttore Migrantes

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